mercoledì 18 ottobre 2023

L'insostenibile leggerezza del crimine organizzato

 

I film sulla criminalità sono oramai un femonemo bulimico, alcuni sono decenti, altri pessimi, altri solo mediocri. Duisburg - Linea di sangue è uno dei mediocri plus. Però c'è da dire che le due figure femminili, mogli e sorelle dei protagonisti (del film e del crimine), muovono a curiosità.
Una breve ricerca online porta alla luce questo video, dove parlano loro stesse e si lamentano della giustizia italiana:


Ne vengono fuori "Due donne minute, curate, di bell'aspetto, spigliate, del tutto lontane da quello stereotipo di ragazze cresciute in un piccolo paese della Locride come San Luca", nelle di Alfonso Iadevaia, dirigente della Squadra Mobile di Reggio Calabria (fonte).
Ed è proprio così: la donna che parla più a lungo, moglie di un condannato e sorella di un altro, è estremamente più gentile e aggraziata della sua rappresentazione cinematografica, che invece è arrogante e sovraccarica di enfasi.

L'argomento di queste donne di malavita è tutto da rivedere, perché sembrano molto lontane dagli stereotipi di volgarità e di eccessi con cui le si rappresenta al cinema (un po' come i sicari che si avvicinano alla vittima ascoltando musica melodica - lo lessi da qualche parte in passato - dimostrando fortissima dissociazione dalla realtà o un completo riassetto dei valori morali).

Non è un'apologia della criminalità organizzata, è una critica alla pessima cinematografia nostrana e d'oltreoceano.

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