venerdì 22 marzo 2024

Esercizio di logica impoverita sulla striscia di Gaza

La narrazione

A monte di tutto quello che accade nell'Israele contemporaneo, c'è una domanda logistica: come si arma Hamas? Ovviamente si sono date varie risposte, dai tunnel (che secondo qualcuno percorrerrebbero tutta la penisola del Sinai), agli uomini rana (che secondo qualcuno porterebbero i missili a riva via mare), al riciclo dei missili israeliani inesplosi (che secondo qualcuno sarebbero in quantità sufficiente da fare la differenza), a un mix virtuso di tutto quanto detto (che secondo qualcuno potrebbe essere una spiegazione soddisfancente, con un colpo al cerchio e uno alla botte).

Una seconda domanda potrebbe essere: di quale arsenale dispone Hamas e di che entità è tale arsenale? Non è facile trovare una risposta realistica semplicemente curiosando in rete ma, considerata la quantità di missili sparati contro Israele dal 7 ottobre 2023 (per usare un termine a quo significativo), si tratterebbe di varie migliaia, perlopiù intercettati dal sistema di protezione Iron dome. Inoltre, terza domanda: quali sono le tempistiche di Hamas per sostituire l'arsenale depleto? Mistero...


Le quattro ipotesi

  1. I tunnel - Sicuramente è possibile che Hamas abbia trasformato la striscia di Gaza in un formicaio, ma immaginare tunnel che perforano la penisola del Sinai fino al mare è già più complesso. Inoltre, in quale/i porto/i egiziano/i arriverrebbero le navi iraniane che trasportano le armi? E il tutto nell'ignoranza delle autorità egiziane e israeliane, considerando il territorio desertico del Sinai?
  2. Gli uomini rana - Se si trattase di portare a riva qualche chilata di cocaina buttata in mare da un imbarcazione da pesca, ok, ma qui sembra trattarsi di trasportare materiali pesanti e ingombranti da imbarcazioni di qualche tipo a nuoto in un'area sottoposta a stretto embargo navale. E non si tratta di monitorare migliaia di chilometri di costa ma una quarantina.
  3. Il riciclaggio missilistico - Ammesso che gli uomini di Hamas siano in grado di disinnescare i missili israeliani inesplosi in (relativa) sicurezza, che cosa precisamente di quei missili possono riciclare? L'esplosivo? Il ferro? Le parti elettroniche? E il tutto in quantità sufficiente da produrre migliaia e migliaia di nuovi missili funzionanti?
  4. L'ipotesi mista - Siccome l'improvvisazione e la flessibilità sono qualità necessarie a chi opera in condizioni di schiacciante inferiorità militare, l'ipotesi mista diventa abbastanza credibile, almeno finché non si fanno i conti della serva. La striscia di Gaza è un territorio grossomodo trapeziodale di queste dimensioni approssimative: lato corto confinante con Israele di 6km, lato lungo confinanate con Israele di 45km, costiera lato mare di 40km, lato confinante con l'Egitto di 10km. Nell'ipotesi mista, il punto 3 è di completa responsabilità israeliana, il punto 2 richiede formidabili sommozzatori equipaggiati e la completa inettitudine della marina israeliana a monitorare le imbarcazioni che si avvicinano alla costa abbastanza da permettere le operazioni di scarico, e il punto 1 costringe a credere alla totale mancanza di controllo delle autorità egiziane del proprio territorio, cosa non difficile, ma anche all'inconsistenza dei servizi di intelligence israeliani su navi e altri mezzi di trasporto usati per muovere i missili fino alle coste del Sinai e poi per le sue strade deserte (questo ovviamente al netto di un Sinai trivellato dalle formiche di Hamas, e in ogni caso resterebbero le navi).

Esercizio di logica impoverita

Se ammettiamo che i potenti apparati militari israeliani siano perfettamente in grado di monitorare e controllare 40km di costa e 50km di territorio confinante - cosa che poi forse non è tanto vera, visti gli esiti dell'8 ottobre 2023, ma alle volte basta distogliere un attimo lo sguardo per lasciare accadere le cose - bisogna necessariamente ammetere che armi e missili non auto-prodotti (o almeno i loro componenti) entrino a Gaza lungo i tunnel che attraversano i 10km di confine con l'Egitto. A qualcuno malizioso potrebbe sembrare strano che tale confine non sia monitorato con qualche tipo di sonda o rilevatore dei movimenti nel sottosuolo, ma anche ammesso che tale tecnologia non esistesse, sarebbe sufficiente scavare un piccolo fosso di 10km per mettere in luce le trame formichesce. L'Egitto non lo accetta? Bisognerebbe impegnarsi per farglielo accettare... E se nessuno lo fa, qualcuno dovrebbe chiedersi il perché. Probabilmente da qualche ci sono risposte, bisognerebbe riuscire a trovarle.

Ammesso dunque quanto sopra, restano tutte le domande iniziali. A meno che... a meno che uno non voglia pensare male, cosa che a detta di qualcuno che sapeva di cosa parlava costituisce peccato ma è anche spesso fonte di verità. In altre parole, si sa che le forze armate conducono esercitazioni per testare i propria armamenti e la propria efficienza sul campo, ma queste esercitazioni, per quanto ben organizzate, sono ipotesi militari che prima o poi vanno testate su un terreno di guerra effettivo. Un po' come per i test clinici, prima si fanno esperimenti sulle cavie e solo poi sugli esseri umani - sugli esseri umani solo quando ci sono ampi margini di sicurezza e dietro compenso monetario del rischio. Ma chi vorrebbe mai testare su di sé armi che sicuramente lo ucciderebbero? Eppure gli eserciti hanno bisogno, come la medicina, di prove di realtà. 

Se quindi gli eserciti hanno bisogno di prove di realtà, dovranno anche trovare situazioni di test controllate per le proprie armi. Certe volte può essere sufficiente un test in una zona militare circoscritta del proprio territorio, le bombe atomiche per esempio gli Stati Uniti se le provavano in casa nei loro deserti (anche se gli infidi francesi che deserti non ne hanno, andarono a testare le proprie negli atolli polinesiani); ma altre armi, quelle che potremmo definire a impatto limitato, dopo i trial generici vanno invece testate su persone vive. Cosa potrebbe esserci di meglio di un pezzetto di territorio densamente popolato da cui nessuno può uscire? Si tratta del laboratorio perfetto. Ecco quindi che in quest'ottica forse - ricordiamo che si tratta solamente di una diceria maligna - l'esercito israeliano diventa il braccio sperimentale dei grandi produttori di armi statunitensi, mentre i palestinesi sono le cavie umane necessarie al perfezionamento degli armamenti minuti in dotazione.

Le cavie ci rimettono sempre, siano le masse palestinesi o gli ignari militari e civili israeliani. Gli sperimentatori ci guadagnano un po' in salari e collaborazioni. I grandi produttori si arricchiscono sulle spalle di tutti, creando prodotti militari sempre nuovi e migliori. E i missili e le altre armi vengono lasciati entrare nella striscia di Gaza per creare pretesti di conflitto. Happiness is a warm gun!


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