Non è una notizia che cambierà la storia del cinema, né un divieto che qualcuno prenderà in seria considerazione, ma soltanto l'ennesimo infido tassello della micragnosa crociata del politicamente corretto, che fortunatamente ha toccato l'Italia solo di striscio (per ora, ma si sa, nelle province arriva solo l'onda lunga delle mode imperiali).
Il Regno Unito ha vietato il film Mery Poppins ai minori di 12 anni non accompagnati dai genitori, i quali probabilmente dovrebbero stare lì a illustrare l'uso discriminatorio di una parola, 'Ottentotti', che i figli non capirebbero neanche e sulla quale sorvolerebbero come uno dei tanti non-sensi del film - a meno appunto che quanche adulto pedante e malizioso non gliela sottolinei con noiosi spiegoni woke.
C'è da augurarsi che la povertà intellettuale di simili operazioni passi presto nel dimenticatoio e che le società occidentali tornino a occuparsi delle loro unicità umanistiche con dignità e orgoglio, pur senza dimenticare i molti torti fatti nel corso di una loro lunga e travagliata storia e, laddove possibile, ripararli senza suicidarsi.
Ricordiamo Mary Poppins (1964) come il primo geniale successo di commistione tra attori umani e cartoni animati della storia del cinema. Non il primo in assoluto, che in realtà fu Due marinai e una ragazza (1945), con risultati però limitati, ma il primo in cui livello di pianificazione, budget e audacia riuscirono a creare un mondo animato dove attori veri e cartoni animati potressero muoversi insieme nello stesso frame.
Lunga vita a Mary Poppins! Abbasso la censura!

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